Forever from Pavia, now Chair of Oncology at the University of Bari ‘Aldo Moro’, Italy 🇺🇦🇮🇱🇪🇺🇺🇸

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Belfast brucia. E presto le fiamme potrebbero arrivare alle nostre case, accese da chi ha reso l’immigrazione incontrollata un affare di soldi e politica. Torniamo in Ulster per vedere il nostro futuro prossimo. Sessantadue incendi in cinque ore, autobus rovesciati, case di minoranze etniche date alle fiamme, famiglie con neonati in fuga scortate dai vigili del fuoco. Uomini mascherati che sfondano porte e gridano "stranieri fuori" in quartieri dove trent'anni fa si sparava tra cattolici e protestanti. La miccia, lunedì notte: Hadi Alodid, trent'anni, sudanese, richiedente asilo con status di rifugiato, ha aggredito un ignaro passante con un coltello da cucina colpendolo alla schiena, al volto e agli occhi. Poi, come mostra il video visto da milioni di persone, ha portato la lama a ripetizione al collo della vittima. Solo le bastonate dei passanti hanno impedito la decapitazione. Una settimana prima l'Inghilterra aveva guardato attonita le immagini di Henry Nowak, diciotto anni, ammanettato dagli agenti mentre moriva dissanguato, perché il suo assassino, inglese di seconda generazione, aveva gridato al razzismo e la parola era pesata più del sangue. Il pogrom è barbarie. Ma la domanda vera non è chi ha acceso il fuoco. È chi ha accatastato la legna per trent'anni. Chi liquida le fiamme come "violenza dell'estrema destra" racconta una cronaca falsata, perché in piazza sono scese persone che mai si sarebbero sognate persino di sfilare con un cartello di protesta. Chi cerca la causa deve guardare altrove: alla sistematica inversione dell'integrazione che la sinistra europea ha imposto come dottrina per un ventennio. Non sono gli ultimi venuti a doversi integrare, ma chi è nato nella nazione ospitante deve assimilare le loro regole e abitudini e soddisfare le loro richieste. Una follia incredibile. E non si parli di integrazione mancata come se fosse un processo ancora in corso. Nelle stazioni, nei centri commerciali, nelle piazze del sabato sera, i maranza hanno già risposto: rapine di branco, aggressioni gratuite, devastazioni per noia e per odio. Non sono emarginati in cerca di riscatto. Sono seconde e terze generazioni che rifiutano il Paese dove sono nate, ne disprezzano le regole, ne aggrediscono i coetanei. Non chiedono inclusione: rivendicano territorio. Chi liquida tutto questo come cronaca straniera non ha letto la cronaca italiana. Modena, 16 maggio. Un italo-marocchino lancia l'auto contro la folla e ferisce sette persone. La risposta della sinistra che governa la città arriva puntuale come un riflesso condizionato: caso isolato, gesto di uno squilibrato, nessuna matrice. Poi, però, è calato un silenzio assoluto quando dai dispositivi elettronici di El Koudri sono emerse ricerche su attentati commessi in Europa, scaricamento di materiale jihadista. E lo schema si è ricomposto: non l'esplosione improvvisa di un folle, lo studio paziente di un modello. È la macchina della derubricazione, oliata da anni di esercizio: ogni attentatore diventa un pazzo, ogni allarme diventa razzismo, ogni critica diventa islamofobia. È lo stesso copione recitato per ogni episodio che la sinistra non vuole vedere. Quando il fatto è innegabile, si cerca la causa nella vittima o nel contesto. Lo stupratore non sapeva. L'accoltellatore era fragile. L'investitore era abbandonato dai servizi sociali. La colpa non è mai di chi agisce: è di chi non ha saputo accogliere, includere. Diciannove giorni dopo, nella stessa Modena, lo stesso sindaco che aveva minimizzato ha accompagnato nelle scuole elementari un indagato per associazione con finalità di terrorismo, braccio destro dell'uomo ritenuto il vertice di Hamas in Italia. Davanti a lui, bambini di sei anni battevano le mani al ritmo di cori per la Palestina. Non sanno cosa sia il 270 bis. Sanno già da che parte stare: qualcuno ha deciso al posto loro. Perché l'indottrinamento non è un incidente, è un metodo. Scolaresche in ginocchio verso la Mecca, guidate nella preghiera da un imam. Piani dell'offerta formativa che fissano tra gli obiettivi didattici il riconoscimento dei Cinque Pilastri dell'Islam. Nel Trevigiano, una scuola cattolica ha portato bambini di tre anni in moschea, dove sono stati fotografati inginocchiati sul tappeto della preghiera rivolti verso la Mecca, con le maestre velate "per rispetto". Tutto in assenza di qualsiasi intesa tra lo Stato e le comunità islamiche, dunque senza alcuna base giuridica. Quale altra confessione entrerebbe nelle aule pubbliche da una porta che la legge non ha mai aperto? Laura Boldrini era stata profetica parlando degli immigrati. Riletta con gli occhi di oggi, più che una profezia fu una fatwa. Affermò che "I migranti sono l'avanguardia di quello stile di vita che presto sarà lo stile di vita di moltissimi di noi". E qualcuno la ha presa sul serio e, nell’attesa di arrenderci, ha iniziato a giustificarli un po’ troppo. Quando la resa culturale arriva nei palazzi di giustizia, il cerchio si chiude. Il vertice di questa parabola giudiziaria si è toccato due volte. La prima a Rimini, dove nel 2017 quattro stranieri stuprarono in gruppo una turista polacca e una transessuale peruviana su una spiaggia. La consulente psicologa nominata dal tribunale ha scritto che l'imputato congolese non aveva "piena consapevolezza della gravità del reato" perché "nel suo contesto di provenienza il rispetto per l'autodeterminazione sessuale della donna non era adeguatamente acquisito". Tradotto: nel suo Paese si stupra, dunque non poteva sapere che qui non si fa. La seconda a Salerno, dove l'avvocato Carmen Di Genio, membro del Comitato Pari Opportunità della Corte d'Appello, ha dichiarato testualmente: "Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare." Sono parole pronunciate dentro le aule di giustizia. Non da commentatori anonimi. Lo stupro diventa "incomprensione culturale". Il resto è contorno grottesco: a Padova un maiale di plastica in vetrina diventa un'offesa da rimuovere, nel Paese della mortadella. Si sorride, ma è il sorriso di chi misura quanto il terreno sia già morbido. La sinistra minimizza perché ammettere significherebbe processarsi: ha spalancato le porte, scritto le regole deboli, ha aperto le aule, ha coltivato la dottrina dell'integrazione rovesciata. Ma la legna accatastata non smette di essere legna perché qualcuno vieta di nominarla. Belfast ha mostrato il finale del film. L'Italia sta ancora girando le scene che lo preparano. Belfast non è lontana. È soltanto in anticipo.
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Gran discurso de @RepDonBacon 🔴 sobre Ucrania 🇺🇦 en la votación de esta noche. “Vamos a ponernos del lado del bien, o vamos a ponernos del lado del mal? De eso se trata esta noche. Ucrania es una democracia, es un mercado libre, es el estado de derecho. Ha sido invadida por un dictador que arroja a sus enemigos desde los tejados, envenena a sus adversarios, y atacó a su vecino que es cuatro veces más pequeño que Rusia. ¿Cuál es el objetivo? Eliminar su independencia, eliminarlos como cultura, como pueblo, porque quiere controlar esas antiguas fronteras que ha tenido. Tenemos que ponernos del lado del bien esta noche. ¿Qué hace este proyecto de ley? Proporciona 1.300 millones de dólares en ayuda militar directa, y 8.000 millones de dólares en ventas militares, y proporciona duras sanciones contra Rusia. Deberíamos haber hecho esto hace un año. Podríamos haberlo hecho de manera bipartidista hace un año, pero no lo hemos hecho. Esta decisión es necesaria ahora. Rusia está bombardeando ciudades ucranianas todas las noches con misiles balísticos y misiles hipersónicos, y mejor que estemos allí para ayudarles, o en los libros de historia va a decir: 'Estados Unidos falló cuando más se le necesitaba'. Quiero que los republicanos se pongan donde estaría Ronald Reagan si estuviera aquí ahora mismo. Ronald Reagan votaría que sí esta noche. Estaría defendiendo a Ucrania y oponiéndose a Rusia. Este es nuestro momento Churchill o nuestro momento Chamberlain, y por Dios, voy a elegir a Churchill, y esta Cámara mejor que elija a Churchill esta noche. Con eso, cedo la palabra”.
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Сенатор Марк Келли, герой войны и астронавт NASA: «Я нахожусь в Одессе, в Украине. Украинский народ проявляет стойкость и не сдаётся, даже перед лицом атак на их гражданскую инфраструктуру. Мы должны поддерживать Украину в их борьбе против путина и путинской РФ». Настоящий американец, который обязательно сделает Америку снова великой после ухода из Овального кабинета шайки манхэттэнских чёрных риэлторов.
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Конгресмен Кітінг до Рубіо: Я впевнений, ви знаєте, що Україна, країна, яка на той час мала третій за величиною ядерний арсенал, мирно передала свою ядерну зброю в межах Будапештського меморандуму В обмін на це, вони отримали зобов’язання США захищати Україну, якщо вона коли-небудь опиниться під загрозою США дали своє слово Україні, що вони її захищатимуть Мене вразило у вашому вступному слові, що ви провели нас по всьому світу і згадали 15 різних випадків, де ви втрутилися. 15! Топ-15! І жодного разу ви не згадали Україну, коли говорили про пріоритети ваших досягнень
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"Picierno se ne va perché non manda giù il compromesso che Schlein costruisce con Conte, l’ambiguità sul fascismo putiniano, la propaganda filo Putin dei Cinque Stelle". Neanche io. E non vi voterò mai se sarete alleati con questi. Piuttosto vado al mare.
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My god, un gigante anche in questo momento ... #SlavaUkraïni e grazie Dario
🚨🚨🚨🪖🇺🇦🇷🇺 ATTENZIONE. IMPORTANTE. LETTERA APERTA DI VOLODYMYR ZELENSKY A VLADIMIR PUTIN. L'ho tradotta integralmente per voi. Buona lettura. "Lettera aperta al Presidente della Federazione Russa dal Presidente dell’Ucraina Quando, più di 26 anni fa, avete preso la guida della Russia, molti in Ucraina avevano nei vostri confronti un atteggiamento positivo. Era così. Questo ormai appartiene al passato. Oggi la maggioranza assoluta degli ucraini vede positivamente il fatto che i nostri droni a lungo raggio siano venuti a fare visita all’apertura del vostro forum a Pietroburgo, coprendo una distanza di oltre 1000 chilometri. Come sapete bene, questa distanza non rappresenta il limite delle nostre capacità. Ventisei anni del vostro potere hanno cambiato completamente l’agenda nei rapporti tra Ucraina e Russia. Dalle discussioni sull’interscambio commerciale e su altre questioni civili, i nostri popoli sono passati a parlare esclusivamente di colpi andati a segno e di perdite. Quasi la metà dei vostri 26 anni al potere in Russia l’avete trascorsa in guerra contro l’Ucraina. Qualunque cosa diciate sulla NATO, sulla geopolitica e sulla lingua russa, questa guerra è una vostra scelta personale - una guerra senza una vera ragione. È così che la storia la ricorderà. Questo tempo avrebbe potuto passare in modo completamente diverso. Sentiamo spesso dire che la guerra vi sta bene. Naturalmente, non nei casi in cui si tratta della sicurezza della vostra residenza a Valdai o della parata a Mosca. La vostra vita personale, per voi, ha valore. Ma ora vediamo tutti che questo, finalmente, sta smettendo di andare bene ai russi - il fatto che la guerra porti sempre più negatività alla Russia. A loro non piacciono i nostri droni e i nostri missili. A loro non piace la carenza di benzina e il costante aumento dei prezzi. A loro non piacciono i divieti continui. A loro non piace la vostra intenzione di organizzare una seconda ondata di mobilitazione, per allargare la guerra a un’altra direttrice in Ucraina o indirizzarla contro qualche altro Paese - vicino della Russia. A loro non piace che non si veda una fine alla vostra guerra. Sì, voi potete ancora costringere i russi a esistere in questo modo. Ma le vostre risorse si stanno riducendo in modo significativo. Non avrete abbastanza denaro e forza politica per continuare a comprare la lealtà dei russi, come avete fatto per 26 anni. Faremo tutto perché il mondo se ne occupi. Come dite voi stesso, “bisogna calcolare tutto”. Ieri ho ricevuto un rapporto sulle perdite del vostro esercito al fronte in Ucraina nel mese di maggio. Sono di nuovo oltre 30 mila russi uccisi e gravemente feriti. Manteniamo proprio questo livello ogni mese, e per ciascuna delle vostre perdite abbiamo una conferma video - non sono parole infondate. Sappiamo che, tra le vostre perdite al fronte, il 63 per cento sono morti e solo il 37 per cento sono feriti. Nel XXI secolo gli eserciti non possono permettersi un simile rapporto. In futuro la quota dei morti crescerà. Non è che noi, in Ucraina, ci preoccupiamo per i russi. Dopo tutto ciò che la vostra guerra ha portato in Ucraina. Ma io mi preoccupo degli ucraini. Perdiamo la nostra gente, e ogni nostra perdita ci fa male. E anche quando il rapporto tra le perdite ucraine e quelle russe è di uno a cinque o di uno a sei, questo ha comunque una grande importanza. Così come ha importanza il fatto che ormai regolarmente, una volta ogni pochi mesi, spostiate le scadenze ultime per la conquista delle nostre regioni, prima di tutto dell’oblast di Donetsk. Non la conquisterete neppure quest’anno. Ma noi, in Ucraina, non vogliamo una guerra permanente. Sappiamo bene che senza guerra è infinitamente meglio. Vogliamo ottenere questo risultato. Sono convinto che la maggioranza dei russi sia pronta a dare a questo una risposta positiva, e voi lo sapete. Molti non credevano che l’Ucraina avrebbe resistito così a lungo nella difesa. Voi non ci credevate. E neanche coloro che vi consigliavano ci credevano. È stato un errore. Non vi aspettavate una resistenza su vasta scala da parte dell’Ucraina e non prevedevate che tutto sarebbe arrivato così lontano. Ma siamo tutti qui - nel quinto anno dello scontro su vasta scala. Non abbiate paura di uscire dalla guerra - questa è la cosa principale che ora vi viene richiesta. L’Ucraina conserva la propria indipendenza. E la conserverà. A dispetto di qualunque altra previsione. Abbiamo unito molti nel mondo in difesa dell’Ucraina e contro di voi. Abbiamo trovato armi e risorse finanziarie. Noi riceviamo sostegno, voi ricevete sanzioni. E così continuerà finché non ci sarà giustizia per l’Ucraina, quella che vogliamo e che può essere raggiunta. Non permetteremo che abbiano successo coloro che cercano di convincervi che le sanzioni contro la Russia saranno sensibilmente alleggerite e che il sostegno all’Ucraina sarà sensibilmente ridotto senza cambiamenti sostanziali nella vostra posizione sull’Ucraina. L’esempio di Orbán dimostra con quale vergogna finiscono coloro che scelgono di aiutare la Russia nella guerra contro di noi. L’Ucraina ha attraversato inverni difficili, quando avete cercato di distruggere il nostro sistema energetico. Abbiamo resistito, e anche nell’oscurità la resilienza degli ucraini si è conservata. Abbiamo portato la guerra sul vostro territorio, e voi non sareste riusciti a farvi fronte senza l’aiuto della Corea del Nord. Siete il primo governante della Russia che è stato costretto a rivolgersi a Pyongyang per avere aiuto. E oggi dipendete completamente dalla Cina - anche questo per la prima volta nella storia della Russia. Contavate sul fatto che agli ucraini non sarebbero bastate le forze per difendersi, ma ora i nostri ragazzi aiutano a costruire la difesa dei nostri partner in Medio Oriente e nel Golfo. Speravate in disordini interni in Ucraina, ma sono state le vostre stesse formazioni militari a ribellarsi contro di voi. Il 23 giugno ci sarà un nuovo anniversario, e il silenzio non cancellerà questo fatto dalla storia. E ora sono i vostri stessi funzionari, uomini d’affari e propagandisti a guardarvi con evidente stanchezza. Il mondo lo vede. Nel mondo non c’è quella stanchezza dell’Ucraina su cui avete a lungo contato. C’è invece stanchezza della Russia persino tra coloro che, nel mondo globale, vi aiutano ad aggirare le sanzioni e a tenere a galla l’economia. Non potete non accorgervene. Dopo 26 anni, la vecchiaia ha cominciato a fare il suo corso. Più si andrà avanti, maggiore sarà la stanchezza anche nei vostri confronti. Abbiamo visto documenti dell’intelligence secondo cui ora state valutando piani di guerra anche per il 2027 e il 2028. Sappiamo inoltre che sperate che la balistica faccia per voi ciò che tutto il resto non ha fatto. Volete trascinare ancora di più la Bielorussia nella guerra, e ora siamo costretti a prepararci anche a questo. Vediamo che state giocando una qualche partita con la Transnistria. I vostri propagandisti minacciano, in un modo o nell’altro, tutti i vicini della Russia. Volete davvero passare attraverso tutto questo? La scelta ora spetta a voi. Basta guerra. L’Ucraina propone di porre fine a questa guerra. Bisogna farlo in modo onesto, dignitoso e garantire che non vi sia una nuova accensione della guerra. Vediamo che gli Stati Uniti dedicano tutta la loro attenzione alla questione dell’Iran, ed è sbagliato limitarsi ad aspettare che, nella loro attenzione, arrivi il turno della guerra in Europa. L’Ucraina propone di concludere la guerra in un formato tra noi e voi. Vi propongo un incontro. Tutti hanno sentito come i vostri rappresentanti, sorridendo, dicevano che io, a quanto pare, potrei venire a Mosca. Ma dopo questi 26 anni, un leader ucraino nella vostra capitale, così come un leader russo a Kyiv, non ha nulla da fare. Ci sono Paesi che tradizionalmente ospitano i leader per risolvere questioni di guerra e di pace. La Svizzera, la Turchia, i Paesi del mondo arabo - molti possono e vogliono ospitare questo incontro. Sono proprio i leader a risolvere le questioni chiave - è sempre stato così e sarà sempre così. Propongo di stabilire una data chiara per l’incontro. Abbiamo sentito che in Alaska vi è stata promessa la soluzione di alcune questioni che riguardano l’Ucraina e l’Europa. Ma vedete che le questioni ucraine ed europee non si risolvono ad Anchorage. Al canale bilaterale avviato tra noi possono unirsi altri partecipanti definiti. Poiché la guerra continua in Europa, e a noi in Ucraina servono garanzie di sicurezza, e voi volete garanzie di sicurezza per voi stessi, appare logica la partecipazione di coloro che possono davvero agire da garanti. Riteniamo necessaria la partecipazione dell’Europa - di coloro che hanno davvero la capacità di influire sulla situazione. Riteniamo che gli Stati Uniti debbano essere nel processo, e questo è ciò che può definire la configurazione della nuova architettura di sicurezza nella nostra parte del mondo. Abbiamo già avuto l’esperienza di molti trattati con la Russia e degli accordi di Minsk, che non hanno funzionato. Perciò bisogna trovare innanzitutto le nostre risposte bilaterali alle questioni che esistono, e non nascondersi dalle questioni difficili dietro formule qualsiasi, gruppi tecnici o perdite di tempo nella diplomazia della spola. Con la vostra guerra avete separato per sempre l’Ucraina e la Russia. La linea del fronte, oggi, è la linea da cui deve cominciare la diplomazia. L’Ucraina è pronta a cessare completamente il fuoco - per il periodo in cui si svolgeranno i negoziati. Ed è una pratica standard, confermata ora anche dalle circostanze attorno all’Iran. Il tentativo di stabilire un vero silenzio è il miglior punto di partenza per cominciare a parlarsi. Riteniamo che non sarà solo un tentativo, ma un vero cessate il fuoco, se voi lo vorrete. Sapete che il monitoraggio del cessate il fuoco lungo la linea di arresto può essere garantito dagli Stati Uniti. L’Ucraina è pronta a uno scambio di prigionieri di guerra secondo il principio “tutti per tutti”, e questo può diventare un buon prologo alla fine della guerra. Bisogna compiere passi seri per il ritorno dei civili e dei bambini che sono stati portati via nel corso della guerra. Bisogna stabilire quale sarà il futuro per tutte le prossime generazioni di ucraini e russi. Se voi personalmente, nei vostri pensieri, non arriverete all’idea che è tempo di concludere questa guerra, l’Ucraina continuerà a combattere per la propria esistenza. Avremo chi ci sosterrà. Ma anche voi dovrete combattere molto di più per la vostra esistenza - non quella della Russia, ma la vostra personale. E questa non è una minaccia da parte mia o dell’Ucraina. Sono fatti della storia russa che conoscete bene: quando la Russia si stanca, avvengono cambiamenti. Noi possiamo lavorare per questa stanchezza. Voi potete fermare la vostra guerra. Memoria eterna a tutti coloro le cui vite sono state portate via da questa guerra. Gloria all’Ucraina!". Se hai apprezzato questa traduzione e in generale il mio impegno, ti chiedo di sostenere questo spazio indipendente. Iscriviti ora: dangelodario.it/iscriviti Scarica l'app per iPhone: apps.apple.com/it/app/il-blo… Ti ringrazio.
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Credo che il mio voto seguirà @pinapic e spero anche quello di molti altri, che non riuscirebbero a votare una "sinistra" alleata con gli amici del nazifascista Putin. (Sinistra è tra virgolette, perché è diventata più intollerante della destra)
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🚨🇮🇹 Pina Picierno lascia il Partito Democratico: "Negli ultimi anni il mondo è cambiato con una velocità impressionante: la guerra è tornata in Europa, le autocrazie hanno imparato a utilizzare la tecnologia, la finanza e l’informazione come strumenti di influenza e di potere, l’intelligenza artificiale promette di ridefinire il lavoro, la produzione e la stessa distribuzione della conoscenza. Di fronte a trasformazioni di questa portata, una forza riformista dovrebbe allargare il proprio sguardo. Ho avuto spesso l’impressione che il Pd abbia fatto il contrario."
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En 1984, un homme assis face à une caméra a décrit notre époque avec une précision qui glace. Yuri Bezmenov n'était pas un espion de roman. Journaliste soviétique, homme de l'agence Novosti et du KGB, il avait passé sa carrière à fabriquer de l'influence avant de faire défection en 1970. Ce qu'il est venu dire à l'Ouest tient en une phrase : la vraie guerre que menait l'URSS n'avait presque rien à voir avec les missiles ou les espions. C'était une guerre psychologique, lente, patiente — la « subversion idéologique ». Selon lui, l'essentiel de l'effort des services y était consacré. Pas pour voler des secrets. Pour modifier la perception du réel de tout un peuple, au point qu'il ne puisse plus, même face aux faits, défendre sa propre survie. Il décrivait quatre phases. 1️⃣ La démoralisation. La plus longue : 15 à 20 ans, le temps d'éduquer une génération. On ne détruit pas un pays par la force, on le retourne contre lui-même. On travaille l'école, l'université, les médias, la culture, jusqu'à ce qu'une génération entière grandisse en méprisant son histoire, sa nation, son héritage, ses pères. Le détail terrifiant : une fois la chose accomplie, elle est irréversible. Ces gens sont « programmés ». Exposez-les à des faits authentiques, des preuves : ils refuseront de les voir. Ils continueront à se croire vertueux en démontant ce qui les protège. 2️⃣ La déstabilisation. 2 à 5 ans. On attaque les fondations : l'économie, l'autorité, les rapports sociaux, la défense. Tout ce qui tenait devient « négociable ». 3️⃣ La crise. Quelques semaines. Un choc, un point de bascule, et une société désorientée réclame elle-même qu'on la « sauve ». 4️⃣ La normalisation. On installe un nouvel ordre, présenté comme une libération. Le mot est emprunté, avec ironie, à la « normalisation » de la Tchécoslovaquie écrasée après 1968. Puis 1991 est arrivé. L'URSS s'est effondrée, l'Occident a fêté sa victoire, et on a rangé tout ça au rayon des vieilles peurs. Mais on confond le lanceur et la charge. Ce qui est tombé en 1991, c'est l'État soviétique — la fusée. L'arme idéologique, elle, avait déjà été tirée des décennies plus tôt. Et une arme de démoralisation a cette propriété diabolique : une fois la première génération retournée, elle n'a plus besoin de Moscou. Elle s'auto-réplique. Le commanditaire peut mourir, le programme tourne tout seul. Regardez où nous en sommes. Le wokisme n'est pas une lubie d'étudiants. C'est la phase terminale du processus que Bezmenov décrivait. Une civilisation qui enseigne à ses propres enfants que son héritage est une honte. Qui transforme ses universités en tribunaux permanents contre elle-même. Qui réécrit son histoire en réquisitoire et culpabilise jusqu'à sa propre existence. La démoralisation devenue religion d'État. Le réflexe de survie d'un peuple — sa fierté, sa continuité, son droit à se transmettre — requalifié en crime. C'est exactement le symptôme qu'il annonçait : des sociétés incapables d'évaluer un fait évident dès qu'il contredit le dogme. Montrez-leur les chiffres, les conséquences, le mur qui approche : elles applaudiront leur propre dissolution en la prenant pour du progrès. Or une civilisation qui se déteste ne se défend plus. Elle s'excuse d'exister. Et un organisme qui a désappris à vouloir vivre est déjà à moitié mort. Voilà pourquoi ce combat n'est pas « culturel » au sens décoratif. Il est vital, au sens propre. Réapprendre à aimer ce qu'on est, transmettre sans honte, défendre une continuité plutôt qu'organiser son repentir perpétuel — ce n'est pas de la nostalgie, c'est une condition de survie. Une civilisation vivante est une civilisation qui ne se hait pas. Le reste, c'est la mort, en version rassurante. Bezmenov terminait sur un avertissement simple : il reste très peu de temps avant que le processus ne devienne irréversible.
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«L’Ucraina ha il miglior esercito d'Europa, migliore di qualsiasi membro NATO lì, eccetto gli Stati Uniti. E gli ucraini sono un esempio morale per il mondo. Un popolo libero, in gran parte abbandonato, ha affrontato uno degli eserciti più grandi e ha rifiutato di arrendersi. Il Congresso americano dovrebbe essere sfacciatamente a favore dell’Ucraina, è una tragedia che gli Stati Uniti non stiano facendo di più». (John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale USA)
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NATO stands in total, unconditional solidarity with Romania. The Russian drone that crashed into a residential building in Galați last night is reckless and unacceptable. NATO is ready to defend every inch of allied territory. We will continue to strengthen our readiness to deter and defend every squared centimeter of our territory, against any threat, including drones. 🇷🇴 #WeAreNATO
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RT @pinapic: Val la pena forse ribadirlo: l’adesione dell’Ucraina alla Ue non solo è giusta e necessaria, ma va anche realizzata in tempi b…
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"Il basket per me è un gioco. Lo era quando giocavo. Lo è adesso che alleno. Oggi, addirittura, ci portano in giro con l'aereo, andiamo in bellissimi hotel, siamo serviti e riveriti. Ci sono le condizioni perfette per avere la mente sgombra e pensare solo a divertirci, giocando a questo bellissimo gioco. Il basket per me è questo, e per sempre lo sarà" Meo Sacchetti ha ufficialmente dato l’addio al basket. Per aver portato Sassari laddove sembrava impossibile per una squadra isolana: a vincere tutto, e a fare il grande slam. Per aver portato Cremona a vincere la Coppa Italia e ad un soffio dalla finale Scudetto. Per aver iniziato ad allenare nelle Minors, vincendo ad Asti e poi a Castelletto Ticino la C2, la C1, poi la B2 e la B1. Per aver portato Capo d’Orlando al sesto posto in Serie A, miglior risultato di sempre per la piccola realtà siciliana. Per tutto ciò che di straordinario hai fatto da giocatore, a Torino, ad Asti, a Varese, al Gira e soprattutto con la maglia Azzurra, regalandoci un argento alle Olimpiadi e un oro agli Europei. Per la tua sottile ironia, per le tue imprecazioni sotto i baffi, per le tue maglie con 34 litri di sudore a metà primo quarto, per aver mandato a quel paese Pesic che non ti ha stretto la mano davanti ad una folla di serbi inferocita. Per l’educazione, per i messaggi positivi che hai sempre dato ai giovani, per aver evitato di fare polemica anche quando ne avresti avuto tutto il diritto. E in particolar modo per aver fatto quello che nessun altro è stato in grado di fare negli ultimi 22 anni: portarci alle Olimpiadi. Quella serata a Belgrado, quella finale vinta contro ogni pronostico, quel tuo lasciarti finalmente andare agli istinti primordiali, gioendo, gridando, saltando, ballando, bevendo, inveendo, facendoci sentire fieri di essere italiani e appassionati di basket. Per tutto questo, grazie Meo.
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Дуже правильна стаття «Ми воюємо з Росією і знаємо, чому вона програє» від командира 1-го корпусу НГУ «Азов» бригадного генерала Дениса Прокопенка. Рекомендую прочитати повністю, але хочу виділити кілька ключових тез. Прокопенко починає з головного — з фундаментальної помилки, яку зробив Захід у 2022 році: «Напередодні повномасштабного вторгнення у 2022 році західні аналітичні центри та розвідувальні спільноти припустилися фундаментальної помилки в оцінці російської військової потуги. Їхні прогнози, що віщували падіння Києва за лічені дні, базувалися на кількісних показниках: мільйона армія, тисячі літаків, танків та артилерійських систем. Цей підхід лякав пересічних читачів, однак ігнорував нематеріальні, але вирішальні фактори: культуру командування, моральний дух, соціальну згуртованість та здатність до адаптації.» «Ця аналітична сліпота частково зберігається й досі. Багато хто на Заході продовжує розглядати цей конфлікт суто крізь призму війни на виснаження, де перемога визначається виключно обсягом ресурсів та здатністю мобілізувати більше людей. Це небезпечна помилка.» Це принципово важлива річ. Захід досі мислить категоріями ХХ століття — танки, гармати, чисельність військ. А війна вже інша. І саме тому західні аналітики не змогли передбачити ні нашу стійкість у 2022 році, ні наш технологічний прорив у 2024-2026, ні провал російської військової машини. «Ця війна є не просто зіткненням армій, а остаточним випробуванням двох діаметрально протилежних систем, що виникли на пострадянському просторі. Одна система, українська, — це мережева модель, побудована на довірі, яка вивільняє людський потенціал. Велика частина змін ініційовані та розроблені тут простими громадянами, солдатами, сержантами та молодшим офіцерським складом.» «Сили оборони України, особливо в підрозділах, що виросли з добровольчого руху, як наприклад "Азов", культивували командну філософію, що ґрунтується на принципах децентралізації та розширення повноважень. Ця модель є сучасною інтерпретацією німецької концепції Auftragstaktik (Mission Command), яка була розроблена для ведення бойових дій на динамічному, нелінійному полі бою.» Auftragstaktik — це доктрина, яка дала Вермахту перевагу у Другій світовій війні над усіма противниками. Її суть проста: командир ставить задачу і пояснює мету, а виконавець на місці сам вирішує, як саме її виконати. Це принципово відрізняється від радянсько-російської моделі, де кожен крок розписаний зверху і ініціатива карається. Українська армія, що виросла з добровольчого руху, природним чином збудувала систему, яку німецькі генштабісти XIX століття розробляли десятиліттями. І саме тому ми б'ємо ворога, який кількісно нас переважає. «Російська система управління військами є прямою протилежністю. Вона являє собою жорстку, вертикально інтегровану ієрархію радянського зразка, де кожен крок регламентується зверху. Ця система була створена не для максимальної бойової ефективності, а для забезпечення політичного контролю над армією, де лояльність до режиму завжди була важливішою за компетентність.» «Ключовим доказом цієї системної вади є хронічний недорозвиток молодшого командного складу та безумство старших офіцерів, які готові покласти величезну кількість особового складу (прямо до останнього солдата), аби догодити керівництву, не відходячи ні на крок від замислу старшого начальника, навіть якщо він був з самого початку приречений на провал.» Російська система побудована не для перемоги, а для того, щоб генерали могли спокійно красти. Це системна ознака імперії — лояльність важливіша за компетентність. І саме ця ознака сьогодні руйнує російську армію зсередини, повільно, але невідворотно. Поки Захід дивиться на цифри, реальна війна виграється головами молодших офіцерів і сержантів, які приймають рішення на місці. Це наша головна перевага, і її потрібно зберегти будь-якою ціною. Також особисто мене тішить теза, що: «Західні партнери навчаються у нас і охоче переймають бойовий досвід.» Я сподіваюсь, що це правда. Бо українська армія сьогодні — це найкраща школа сучасної війни у світі. Корпуси «Азову», ССО, СБС, ГУР, СБУ — кожен з цих підрозділів самостійно перевершує більшість армій НАТО за реальною бойовою спроможністю. Це фактаж, який ми бачимо щодня за результатами роботи на полі бою. Дякую Денису «Редісу» Прокопенку за чітку, системну і дуже потрібну зараз аналітику.
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👏👏👏👏👏👏👏 Gloria F. Turacchi Da farmacista, sento il dovere di dire con chiarezza ciò che molti fingono di non vedere. Negli ultimi mesi ho assistito personalmente a scene assurde: clienti che rifiutavano farmaci TEVA non perché inefficaci, non perché avessero avuto problemi clinici, non perché il medico li avesse sconsigliati, ma semplicemente perché “azienda israeliana”. E lì capisci fino a che punto può arrivare la propaganda quando entra perfino dentro una farmacia. Perché Teva Pharmaceutical Industries non è una qualunque azienda “da boicottare” secondo l’ultima moda ideologica da social. __TEVA è una delle più grandi e importanti industrie farmaceutiche del pianeta. Una realtà che produce: * farmaci equivalenti di altissimo livello, * terapie neurologiche, * prodotti respiratori, * farmaci ospedalieri, * medicinali specialistici, * innovazione farmaceutica vera. E lo dico senza esitazione: nel mondo dei generici, TEVA è considerata da moltissimi professionisti una delle aziende più affidabili e solide che esistano. Ma il punto è ancora più grande. —Israele non è soltanto il bersaglio preferito di una certa sinistra ideologica incapace di leggere la storia e la complessità geopolitica. Israele è anche uno dei Paesi più avanzati al mondo nella ricerca medica, scientifica e biotecnologica. Un Paese che ha prodotto innovazioni usate ogni giorno negli ospedali di tutto il mondo. E qui arriva il paradosso che trovo quasi grottesco. Mentre qualcuno urla: “boicottate Israele”, “non comprate prodotti israeliani”, “colpite le aziende israeliane”, ___negli ospedali si usano farmaci israeliani per salvare vite umane. Come NexoBrid. Un trattamento innovativo sviluppato in Israele per le ustioni gravissime, utilizzato anche nei casi drammatici dei ragazzi coinvolti nell’incendio di Crans-Montana. Un prodotto unico, avanzatissimo, che permette la rimozione selettiva dei tessuti necrotici evitando spesso interventi chirurgici molto più devastanti. Questa è la realtà. La medicina vera. Non gli slogan da corteo. E adesso arriva la parte più ipocrita di tutte. Per mesi si è alimentato in Italia un clima ostile contro aziende israeliane come TEVA: boicottaggi, pressioni ideologiche, campagne mediatiche, diffidenza politica, demonizzazione continua. Poi improvvisamente si scopre che TEVA starebbe valutando ridimensionamenti, spostamenti produttivi e possibili delocalizzazioni verso Paesi meno ostili. E improvvisamente si svegliano: CGIL, sindacati, manifestazioni, scioperi, allarmi occupazionali. Adesso. Adesso che il danno è stato fatto. Adesso che forse ci si accorge che dietro una multinazionale farmaceutica non ci sono solo bandiere ideologiche, ma: lavoratori, ricercatori, tecnici, famiglie, stabilimenti, posti di lavoro, farmaci essenziali. È troppo facile contribuire per mesi a creare un clima velenoso contro Israele e contro le sue aziende, strizzando l’occhio ai boicottaggi, e poi fingersi improvvisamente difensori dei lavoratori quando quelle aziende iniziano a guardare altrove. La verità è che una parte dell’Occidente sta perdendo il contatto con la realtà. Non studia la storia. Non distingue più tra critica politica e fanatismo ideologico. Trasforma perfino un farmaco in una bandiera. E chi lavora davvero nella sanità queste cose le vede prima degli altri. Perché davanti a un paziente grave, davanti a una persona ustionata, davanti a chi ha bisogno di una terapia seria, nessuno chiede: “di che nazionalità è l’azienda?” Si chiede soltanto: “qual è il miglior farmaco disponibile?” E molto spesso la risposta arriva proprio da Israele.
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JUST IN: VOLGA Phase III is ( )=>Neoadjuvant Durva EV and adjuvant Durva alone showed EFS & OS benefit. The shorter period of EV is a very attractive option! @DanaFarber_GU @OncoAlert @OncBrothers @AstraZeneca @tompowles1 @AUC3_Official
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JUST IN: @FDA approves adjuvant PD-L1 inhibitor Atezolizumab in Muscle-Invasive Bladder Cancer post surgery & ctDNA MRD ( ) by @NateraGenetics Signatera CDx approved as companion diagnostic. MRD-guided adjuvant therapy is moving into practice in Bladder Cancer! FDA link: fda.gov/drugs/resources-info…
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🚨🚨🚨🇮🇹 Lega: "In attesa di ulteriori informazioni da parte delle forze dell'ordine, una cosa è certa: in troppe città italiane l'integrazione delle cosiddette 'seconde generazioni' è fallita. Altro che 'ius soli' o cittadinanze facili, bisogna proseguire con ancora più determinazione sulla strada di permessi di soggiorno revocabili in casi di reati gravi. Certe persone non sono assolutamente integrabili, inutile che per motivi ideologici qualcuno neghi la drammatica evidenza".
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Parliamo della questione Teva: da giorni si polemizza sul fatto che l’invito al boicottaggio dei suoi prodotti da parte di associazioni pro Palestina (inclusi i sindacati) avrebbe causato il crollo degli ordini (fino a -40%) e le conseguenti decisioni di ridimensionamento/chiusura dei siti produttivi (spostando la produzione in Polonia). Ora, al di là dell’impatto reale del boicottaggio (pare che non tutto il calo degli ordini sia dovuto a quello e che il ridimensionamento in Italia fosse già in atto ) lo capisce anche un bambino che è altamente illogico (direi proprio stupido) invitare al boicottaggio da un lato, per poi lamentarsi delle ricadute occupazionali dall’altro. Ma tant’è, si sa che la logica non è la virtù principale di certe persone. Se fossero infatti dotate di capacità logica, si dovrebbero chiedere il senso del boicottaggio di un’azienda come la Teva Italia Srl, un’azienda italiana che dà lavoro (tra dipendenti diretti e indotto) a migliaia di persone, e paga le tasse in Italia. È detenuta da Teva Pharmaceutical Industries Ltd, azienda israeliana quotata alla Borsa di New York e con una proprietà molto frammentata: fondi e investitori detengono oltre il 60% e nessun azionista singolo controlla la maggioranza. Paradossalmente, alcuni di quelli che boicottano Teva potrebbero possederne delle quote tramite un fondo o un ETF in cui hanno messo i propri risparmi. Boicottare aziende come Teva è una cosa altamente stupida, e non solo per le ragioni economiche che ho illustrato sopra, ma soprattutto perché Teva è molto attiva nella ricerca scientifica ed è titolare di numerosi brevetti di farmaci essenziali e salvavita. Chi propone o applica un boicottaggio lo fa a discapito della salute di tutti.
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RT @RobertoBurioni: Il mio caro amico @dariodangelo91 è sempre affidabilissimo e accuratissimo ma stavolta spero che si sbagli. Voi non per…
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